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L'ERA LEGALE, UN MOCKUMENTARY ANTI-CAMORRA


 

In questi giorni, il regista e sceneggiatore napoletano Enrico Caria sta girando, in pieno centro della città partenopea, il suo nuovo film L'era legale. La pellicola racconterà le tragicomiche avventure di una sorta di Zelig napoletano che, in un futuro prossimo venturo, partendo da un basso dei Quartieri spagnoli, diventerà sindaco di Napoli e riuscirà a sconfiggere definitivamente la criminalità organizzata grazie alla legalizzazione delle droghe che azzererà i proventi del narcotraffico (qui, due foto di scena). Nei panni del protagonista, Nicolino Amore, c'è l'attore Patrizio Rispo, che però, proprio come nel film di riferimento di Woody Allen, Zelig appunto, è inserito all'interno di quello che è, a tutti gli effetti, un mockumentary, cioè un falso documentario.
Ho incontrato Caria qualche giorno fa, per un'intervista che ho realizzato per il quotidiano Il Mattino. "Per quanto parodistico e di fantasia - mi ha raccontato il regista - il lavoro è confezionato come un documentario vero: quindi, più classico è dal punto di vista formale, più il gioco sarà divertente e la sua provocazione riuscita. Perciò, mi sono rifatto allo stile del documentarismo storico e scientifico anglosassone, con voce del narratore, intreccio di immagini di repertorio e amatoriali, uso di fotografie e interviste a gente comune o a testimonial autorevoli come, per esempio, Roberto Saviano, che è apparso già nel mio precedente Vedi Napoli e poi muori, Tano Grasso, Amato Lamberti, Dario Fo, Ettore Scola. Il narratore sarà Stefano De Sando, cioè la voce italiana di James Gandolfini e di Robert De Niro dopo la scomparsa di Ferruccio Amendola. Sarà lui a riportare seriamente le varie situazioni comiche, mentre le false immagini di repertorio saranno girate appositamente con lo stile del reportage e gli intervistati parleranno del presente come se fosse il passato. In questo modo, nel film si mescoleranno finzione e realtà, favola e denuncia, analisi e sogno, con tanto di lieto fine".
D'altra parte, Enrico Caria nasce come giornalista satirico e anche al cinema ha privilegiato spesso i toni della commedia graffiante e surreale, capace di dire qualcosa sulla realtà circostante e, in particolare, sulla piaga della criminalità organizzata meridionale (come nella trilogia fanta-criminale composta da 17, Carogne e Blek Giek).
"Credo che attraverso la commedia - mi ha spiegato ancora Caria - si possa andare in profondità nell'analisi di questioni scottanti come la criminalità o il narcotraffico, però riuscendo anche a fare buon intrattenimento per coinvolgere più spettatori possibile".
Le riprese del film, prodotto dalla società di Renzo Rossellini, sono iniziate in coincidenza col passaggio all'ora legale e andranno avanti per tutto il mese di aprile: "Gireremo a Posillipo, nella Galleria Umberto, nei Quartieri spagnoli e in altre zone del centro, in modo da ricreare il contrasto stilistico tra le due Napoli, quella 'alta' e quella 'bassa', ben incarnate dal protagonista, che dal cuore popolare della città arriva a conquistare il Municipio quasi per caso e senza capire bene come possa essere accaduto: il suo percorso sarà, in qualche modo, simile a quello del giardiniere Chance interpretato da Peter Sellers nel bellissimo Oltre il giardino di Hal Ashby".
Al termine delle riprese sarà piuttosto elaborata, invece, la fase di post-produzione, "perché - ha sottolineato Caria - farò uso anche di numerosi effetti speciali e del 3D, per esempio in una spettacolare sequenza ambientata a Bagnoli, dove il nostro 'sindaco' edificherà una futuristica Napoli 2, interamente ricostruita in digitale".
L'era legale sarà pronto prima dell'estate, in tempo per eventuali passaggi festivalieri autunnali (Locarno, Venezia, Torino), mentre l'uscita commerciale potrebbe avvenire all'inizio del prossimo anno.

Diego Del Pozzo

 

  Recensioni
   
Corriere della Sera
Corriere della Sera
  Scheda del progetto



 
Rossellini film & tv
presenta
Patrizio Rispo      Cristina Donadio
in
L'Era Legale
ovvero
L’incredibile storia di Nicolino Amore sindaco di Napoli

un mokumentario di
Enrico Caria

Anno 2017: a Napoli la malavita è battuta e la città diventa la più prospera, sicura e moderna del pianeta Terra.
Ma come diamine hanno fatto?!

LA STORIA
Allora, come han fatto i napoletani, a disfarsi di camorra, monnezza, disoccupazione e corruzione? La risposta è in un finto documentario che narra le avventure tragicomiche di Nicolino Amore che come Zelig o Chance il giardiniere, parte dal nulla ed approda alla fama e al successo per puro caso. Nicolino infatti è un piccolo artigiano appassionato di filosofia che la sorte porta da un oscuro basso nei Quartieri Spagnoli alla carica di Sindaco di Napoli che in un futuro che sta dietro dietro l’angolo avrà poteri più che straordinari.
Il suo percorso attraversa tre momenti: nella prima fase (grazie al trionfo della non-politica) assistiamo alla sua buffa ed irresistibile ascesa, alle sue gaffes nel bel mondo della Napoli-bene e al suo adagiarsi sugli allori: la bella vita gli dà alla testa e da bravo perveneu cerca solo di godersela.
Poi la crisi: come nella migliore tradizione della sceneggiata napoletana, il povero diventato ricco e potente si rende conto di aver girato le spalle alle sue origini, di aver tradito le aspettative della sua gente. Di aver favorito solo rinnovamenti di facciata lasciando immutati gli eterni problemi della sua città.
Quindi il risveglio, Nicolino vuole cambiare le cose... ma a quel punto non può non fare i conti con il problema dei problemi: il crimine organizzato fattosi classe dominante.
Nicolino ne fa la sua crociata, ma per quanto s’inaspriscano arresti e repressione, nulla basta ad interrompere l’inarrestabile flusso di denaro alimentato dal narcotraffico: arrestato un boss subito ne spunta fuori un altro, smantellato un clan, subito il clan rivale ne eredita le piazze della droga... per non parlare delle nuove leve disposte a tutto per diventare narcos ricchi e rispettati.
Battere la malavita organizzata -che col suo mare di soldi sporchi butta fuori dal mercato le imprese legali, monopolizza il commercio ed impedisce lo sviluppo civile- sembra quindi impossibile, ma proprio quando il sindaco Amore è sul punto di gettare la spugna, una potente madrina di camorra (che ha perso l’unico amatissimo figlio per overdose) avvicina Nicolino e gli suggerisce una via d’uscita che ora, grazie ad una Nuova Costituzione appena varata, Nicolino avrebbe anche il potere di tentare. Ma... il rischio è grande! Eppure il gioco vale la posta e Nicolino accetta di correre questo rischio e con una mossa a dir poco spregiudicata riesce ad mettere i narcotrafficanti della camorra nell’angolo. Sia come sia, se nella realtà la soluzione adottata è tutta da verificare, nella finzione il finale a sorpresa è una provocazione per puntare il dito sul problema dei problemi; per dirla con Roberto Saviano: “il narcotraffico è per le democrazie occidentali un pericolo assai più che il terrorismo”. Il nostro lieto fine? i clan perdono l’enorme flusso di denaro che permetteva loro di comprare imprese e attività commerciali, vincere appalti pubblici, corrompere poliziotti, politici e magistrati.
E soprattutto non saranno più un modello vincente agli occhi delle giovani generazioni.
Detta così sembra una favola... ma siamo o non siamo nel futuro?
NOTE DI REGIA
Per quanto parodistico e di fantasia, il mokumentario è confezionato come un documentario vero. Quindi, più classico è, più il gioco sarà divertente e la sua provocazione autorevole.
Il riferimento formale è quindi il documentarismo storico e scientifico di matrice anglosassone: voce del narratore, immagini di repertorio ed amatoriali, fotografie, interviste a testimonial autorevoli come a gente comune.
Solo che nel nostro caso il narratore riporterà seriamente anche situazioni comiche, le immagini di repertorio sono girate ad hoc con lo stile casuale del reportage, e gli intervistati parleranno del presente come se fosse il passato. Per esempio: Roberto Saviano potrebbe ricordare quando aveva la scorta (oggi -nel 2017- non ne avrebbe più bisogno), Don Ciotti può citere le proposte di Libera (finalmente pienamente realizzate), ed il Procuratore Antimafia Grasso (che spende ormai il suo tempo andando a pesca) entrerà nel dettaglio dei passati meccanismi criminali... stando poi al gioco, tutti gli intervistati -famosi e non- parleranno di Nicolino Amore come dell’uomo del miracolo.
In questo modo si mescolano nel film finzione e realtà, favola e denuncia, analisi e sogno.
L’era legale è un mokumentario che per sua natura si presenta come operazione a basso rischio d’impresa, da girare in digitale con troupe leggera e riprese anche rubate. Questo in assoluta coerenza con il suo format, senza perciò sacrificare il potenziale commerciale del film.
Durata prevista 75 minuti circa.
Enrico Caria; giornalista satirico (Paese Sera, La Repubblica, Il Mattino, Cuore, La Jene etc), scrittore (Feltrinelli, Rizzoli), sceneggiatore (De Laurentis, Cattleya, Sky-cinema) e regista cinematografico. Il suo ultimo lungometraggio è il docu-film sulla camorra: Vedi Napoli e poi muori distribuito in sala da Istituto Luce e nei media-store da CecchiGori home-video.
Renzo Rossellini; figlio di Roberto Rossellini e suo assistente prima e produttore poi, fino alla morte del grande regista nel 1977. Fonda le società Gaumont Italia e Artisti Associati attraverso le quali finanzia, produce e distribuisce più di cento film.